Vulci

.. come mai l'avete vista. La guida fotografica di Vulci e dintorni
"C'è qualcosa di lugubre a Vulci, qualcosa di molto bello" D.H. Lawrence - Paesi Etruschi

La Tomba Francois: l'ipogeo di Vel Saties
(e di Pomponio)

La prima volta che ho avuto modo di visitare la necropoli di Vulci e la tomba Francois è stato nell'ormai lontano 1994 a cui poi è seguita le visite del 2006 e del 2008 che hanno generato questo breve sito.

All'epoca la tomba non era particolarmente distinguibile dalle altre presenti in zona ... quasi che la tomba avesse saputo nascondere bene il suo segreto!

Premetto che non è nostra intenzione ne scrivere un saggio (all'uopo consiglio l'acquisto del libro "Eroi Etruschi e Miti Greci" a cura di Anna Maria Moretti Sgubini in vendita presso il bookshop del parco Archeologico) ne scopiazzare un'altro sito come (Vulci la Tomba Francois - dal sito Popoli Antichi), ma un minimo di informazione occorre fornirla.

La Tomba Francois o di Vel Saties (o di Pomponio)


Pertanto facciamoci da una parte iniziando a dire chi era Alessandro Francois.

Alessandro Francois era un archeologo nato a Firenze nel 1796 (?) e morto sempre a Firenze nel 1857 .... lo stesso anno in cui scoprì la Tomba dei Saties! (la maledizione dei Saties).

Ripercorriamo cosa accadde nel lontano 1857.

Il Principe Torlonia aveva nel 1855 acquistato dalla Principessa Alexandrine vedova del Principe di Canino Luciano Bonaparte tutta l'area di Vulci e pensò di affidare ad Alessandro Francois l'esplorazione della necropoli ad est del Fiora (oltre a quella di Cerveteri).

Risultato di questa campagna di scavo fu la scoperta di una delle tombe a camera più importanti della Tuscia.

La Tomba Francois o di Vel Saties (o di Pomponio)


Scrive Alessamdro Francois:

"Quando l'ultimo colpo di piccone atterrò la pietra che chiudeva l'entrata della cripta, la luce delle torce rischiarò le volte di una funebre dimora, il cui silenzio da più di venti secoli nessuno aveva turbato.

Ogni cosa laggiù si trovava nello stesso stato in cui era stata disposta il giorno nel quale era stata chiusa l'entrata.

L'antica Etruria vi si rivelava in tutto il suo splendore.

Un'intiera civiltŕ sorgeva, quasi fantastica visione, da un sepolcreto. C'era da restare abbagliati.

La stessa Pompei non aveva offerto uno spettacolo cosě imponente.

Coricati sulle loro bare i vecchi guerrieri etruschi colle loro armi indosso, sembravano riposarsi dalle fatiche di una battaglia allora allora guadagnata sopra i Romani o i Galli.

Forme, vestiti, stoffe, colori, furono per alcuni minuti visibili; poscia a misura che l'aria della campagna penetrava nella cripta, tutto sparve".

Vulci 1857 Alessandro Francois

La Tomba Francois o di Vel Saties (o di Pomponio)


Ma quale è la cosa che rende unica la Tomba dei Saties?

E' presto detto in questa è tomba non si trovano affreschi sull'aldilà (tenebroso) etrusco o della vita comune (spesso sessuale) degli Etruschi o su storie oniriche a cui possiamo dare il significato che vogliamo (tanto va sempre bene e nessuno dell'epoca ci dirà che sbagliamo).

Vel Saties e Arnth Nella Tomba dei Saties si trovarono invece affreschi della storia etrusco romana (come la liberazione di Celio Vibenna) e della storia greca omerica risalenti fino alla guerra di Troia (come il sacrificio da parte di Achille dei prigionieri troiani in onore a Patroclo).

Oltre questi affreschi se ne trovarono altri tratti dalla mitologia greca come la lotta all'ultimo sangue dei due fratelli Eteocle (in etrusco Ethucle) e Polinice (in etrusco Pulunice) ritrovato sulla parete di fondo e citato nella tragedia greca classica (è un episodio dalla Saga dei Sette contro Tebe); o come all'ingresso ove, ancora ispirato al ciclo omerico della guerra di Troia, Aiace (in etrusco Aivas) minacciava con la spada Cassandra (in etrusco Casntra); o come la storia di Sisifo e Anfiarao.

Storie Etrusche sono invece l'affresco in cui Marce Camitlnas uccide Cnaeve Tarchunies Rumach.



Proprietaria dell'Ipogeo era la famiglia Saties (è il nome che la Renault utilizza per dare il nome alla sua auto la VEL SATIES).

Lo stesso fondatore della tomba (o capostipite?) Vel Saties riserva per se uno spazio ove farsi effigiare a tutta altezza, sulla parete destra dell'atrio, vestito di una sontuosa toga dai colori scuri e orlata di figure ricamate (togapicta) e accompagnato dal giovane Arnza ('piccolo Arnth') che regge fra le mani un volatile trattenuto da una cordicella.

Sul tablino della parete destra della camera di ingresso c'era la scena forse più interessante sul piano della storia nazionale etrusca: Celio Vibenna (Caile Věpinas) viene liberato da Mastarna (Macstrna, ovvero il re di Roma Servio Tullio, secondo il discorso dell'imperatore Claudio conservato sulle tavole bronzee di Lione), entrambi ignudi, il prigioniero con i polsi legati.

Continuando a leggere l'affresco verso destra si trova Larth Ultes (in etrusco Ulthes) che infligge un corpo di spada a Laris Papathnas Velznach (ovvero di Velzna e quindi di Volsinii), mentre Pesna Arcmsnas Sveamach (ovvero di Sveama forse Sovana) cade sotto l'attacco di Rasce.

Infine Venthikau (in etrusco Venthi Cau[…] [E]plsach) subisce la medesima sorte ad opera di Aulo Vibenna (in etrusco Avle Věpinas).

La storia della liberazione di Celio Vibenna è realmente accaduta circa alla metà del VI secolo a.C. e ci permette di datare in modo abbastanza preciso la costruzione della Tomba al V secolo a.C. ovvero nel periodo di maggiore splendore di Vulci.


La liberazione di Celio Vibenna


Sul tablino della parete sinistra della camera di ingresso c'era l'affersco rappresentante il cruento sacrificio dei prigionieri troiani fatto da Achille in onore a Patroclo (ucciso da Ettore).

La storia è ispirata alla mitologia omerica greca della guerra di Troia: Achille (in etrusco Achle) immola con la spada un prigioniero troiano (in etrusco truials) come sacrificio rituale in occasione della cerimonia funebre per la morte di Patroclo (in etrusco Patrucles).

Al sacrificio rituale assistono Agamennone (in etrusco Achmernrun) (l'uomo alla sinistra del dipinto) lo stesso Patroclo sotto forma di ombra (il suo stato evanescente è indicato con la scritta in etrusco "hinmal o hinthial Patrucles" ossia 'l'ombra di Patroclo'), Vanth (la Dea etrusca della morte), Charun (il Dio etrusco dei morti) ed i due Aiace (Telamonio [in etrusco Tlamunus] e Oileo [in etrusco Vilatas]).

Alla destra del prigioniero troiano sgozzato da Achille si trovano in ordine: Charun, Aiace Telamonio, un secondo prigioniero troiano, Aiace d'Oileo, un terzo prigioniero triano [nota dell'autore nella fotografia non si vedono ne Aiace d'Oileo ne il terzo prigioniero triano].

Anche se non si vede è lecito supporre che anche i due Aice procederanno all'uccisione "rituale" degli altri due prigionieri troiani.

Il sacrificio dei prigioneri troiani


Il livello artistico delle pitture sul tablino e sulle storie omeriche presenti nella Tomba dei Saties à molto elevato con l'uso di velature e prospettive frutto probabilemente della mano di pittore di scuola ellenista.

Inferiori (o solo semplicemente etruschi) sono gli altri affreschi

Gli originali delle opere sono conservati a Villa Albani Torlonia (e non visitabili), le riproduzioni da noi documentate sono invece delle copie fatte dal Ruspi nell'ottocento.



Infine spieghiamo chi è Pomponio.

Nessuno lo sa ma il suo nome è ben visibile (e ben scritto) sul muro dell'ultima camera.

La Tomba Francois o di Vel Saties (o di Pomponio)


La visita alla Tomba Francois è solo guidata ed a pagamento (visita assolutamente da farsi).

Occorre informarsi al centro visite del Parco Archeologico di Vulci sulle date e sulle ore di dette visite.

Chiudo con una curiosità: fatevi mostrare il serpente "dipinto e nascosto" sulla destra prima di entrare nella tomba.









Ti è piaciuta questa pagina?

Se "SI" votaci su Google premendo il pulsante +1 qui accanto

e per restare in contatto con noi seguici su





Etruschi Name

Tu sei il nostro visitatore dal 31-08-09