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Il mistero degli Etruschi

Orvieto

Pagina in allestimento I resti del Tempio del Belvedere, nei pressi del Pozzo di San Patrizio, sono quelli che più di ogni altro si avvicinano al tipo canonico del tempio tuscanico, come ci è stato tramandato da Vitruvio. Il podio, in grossi blocchi di tufo, di un altro edificio con probabile funzione religiosa è stato recentemente rinvenuto sotto il Palazzo del Popolo. La base dell'altare nella Chiesa di San Lorenzo non è altro che un'ara circolare etrusca reimpiegata. Il pozzo della cava, una geniale opera idraulica deve il suo impianto agli ingegneri etruschi. Nei musei sono conservate le più importanti collezioni di reperti etruschi rinvenuti sia in città che nel territorio e fra questi spiccano per interesse le terrecotte architettoniche dei templi. Il Santuario di Cannicella (in fase di scavo) e la Necropoli del Crocefisso del Tufo, sotto la rupe orvietana, completano l'immagine dell'ultima città etrusca distrutta dai Romani. Siti Archeologici: Orvieto Ai piedi della rupe si estendevano le necropoli, di cui i due nuclei principali sono in località Cannicella a sud e in località Crocifisso del Tufo a nord. A Cannicella è stato identificato già anche un santuario posto all'interno dell'area della necropoli stessa. Numerose le necropoli, soprattutto di VI secolo a.C., distribuite nel territorio: esse corrispondono a centri abitati minori. Con il IV secolo a.C. l'aristocrazia locale preferisce la campagna alla città e si fa seppellire nei sepolcri ipogei del territorio, decorati, nei casi più eccelsi, da affreschi: (tombe Golini I e II ed Hescanas). La vita nella città sembra interrompersi nella prima metà del III secolo a.C., in concomitanza con le notizie della distruzione di Volsinii da parte dei Romani, che deportarono parte della popolazione nei pressi del lago di Bolsena, dove nasce la nuova Volsinii romana. Altri abitanti della Volsinii etrusca si dispersero probabilmente nei territori circostanti, in particolare verso Perugia e la valle umbra. Necropoli del Crocifisso La Necropoli del Crocifisso (VI sec. a.C) deve il suo nome all'incisione di una croce scoperta in una cappella scavata nella rupe. I primi scavi archeologici risalgono agli inizi del 1800 ma gli interventi più importanti sono stati effettuati molto più tardi, verso il 1960. Prezioso frutto di questa attività è la scoperta di una vasta area cimiteriale. La zona è caratterizzata da una pianificazione edilizio-tombale che rispecchia quella usata per i centri residenziali urbani. Tutte le tombe sono disposte lungo stradine dritte, parallele e perpendicolari tra loro. L'uniformità dei criteri costruttivi ha un importante valore sociale e rispecchia il concetto di uguaglianza spirituale presente nella civiltà etrusca. Le tombe che oggi si possono visitare sono circa 70: sono di piccole dimensione, a una camera, hanno una pianta rettangolare (3 metri di lunghezza, 2 metri di larghezza), e secondo l'uso di Orvieto erano destinate ai membri di una sola famiglia. Fanno eccezione le rare tombe a due camere e quelle destinate alla sepoltura dei bambini, più ridotte nelle dimensioni e dette a cassetta. Il culto dei morti costituiva uno degli aspetti più significativi della società etrusca. Si credeva che il defunto conservasse la propria personalità anche nell'oltretomba. Il suo corredo consisteva di oggetti personali (fibule, specchi, lance, testimonianza del sesso, dello stato sociale e dell'età del defunto), vasi di varia forma e materiale quali bronzo, terracotta, bucchero come espressione della provenienza etrusca o ellenica. Il bucchero è una tecnica primitiva inventata dagli Etruschi per ottenere oggetti in creta di un colore nero vellutato. Altra usanza tipica del culto dei morti è il banchetto tenuto in onore del defunto: sono stati ritrovati nelle tombe delle persone più agiate anche resti di cibi destinati al trapassato. Gli arredi funebri sono conservati nel Museo Civico Faina. Informazioni: Necropoli del Crocifisso del Tufo Località San Martino 05018 – Orvieto Scalo (Terni) Tel. e Fax +39 0763343611 Tombe di Settecamini La tendenza delle aristocrazie orvietane, che in epoca ellenistica (seconda metà del IV secolo a.C.) si fecero scavare sepolcri dipinti in località campestri fuori dell'abitato, sono esemplate nelle due tombe affrescate rinvenute in località Poggio del Roccolo di Settecamini. Si tratta di una coppia di tombe appartenute rispettivamente alla famiglia Leinies (Tomba Golini I) e a quella dei Vercnas (Tomba Golini II, detta anche Tomba delle Due Bighe). Le due tombe Golini, così chiamate dal nome del loro scopritore che le restituì alla luce nel 1863, sono peculiari per l'apparato iconografico che nella Golini I è costituito, per la parete sinistra della camera, da una articolata scena di macelleria, di cucina e di preparazione di un banchetto nella quale si avvicendano figure di servi che depongono vasi su un tavolo; per la parete di destra dalla coppia infera costituita dal dio Hades e dalla consorte Persefone su trono, nonche dall'immagine di un banchetto con convitati sdraiati su klinai, e da un personaggio maschile, nel quale dovrebbe identificarsi il defunto, trasportato su biga da una coppia di cavalli rossi. Nella tomba Golini I furono sepolte almeno cinque generazioni di individui, riconoscibili dalle iscrizioni funerarie con titoli magistraturali, fra le quali risalta l'epigrafe con la citazione dello zilacato rivestito da uno dei membri della gens. Anche nella Golini II il defunto, abbigliato in veste da viaggio, appare per ben due volte su una biga trainata da cavalli, come, del pari, non è trascurata la consueta e tradizionale iconografia del banchetto e della processione di togati introdotti da suonatori di lituo o corno e lira. Nel 1950 le pitture, ora in cattivo stato di conservazione, vennero staccate dalle pareti con un delicato procedimento ed esposte prima al Museo Archeologico di Firenze e in seguito rimpatriate a Orvieto, nel Palazzo Papale. Tempio del Belvedere Nell’ambito delle città etrusche, il tempio costituiva sempre uno dei più importanti edifici, e come tale riceveva ogni genere di interessamento anche dalle autorità pubbliche, oltre che dai privati cittadini. In posizione dominante, lungo Viale Carducci, si scorgono i resti di un tipico edificio templare etrusco-italico. La struttura sorgeva su un alto podio accessibile da una gradinata sul lato anteriore; dopo una zona aperta delimitata da colonne si entra nella parte posteriore, chiusa, formata da tre celle di cui quella centrale riservata al simulacro della divinità. Gli elementi strutturali principali, realizzati in legno, erano successivamente decorati con terrecotte, arricchite dalla policromia; sul tetto potevano esserci statue acroteriali in terracotta, spesso di elevato valore artistico.





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