La ricerca dell'antico abitato di Luni fu da Noi preparata e vissuta come una vera spedizione archeologica.
Era il 2011 ed i testi che consultavamo indicavano Luni come spersa e non raggiungibile.
La probabilità di perdersi o di non trovare nulla era stimata in altissima e quindi, quando guardando Google Earth si scoprì che a Luni ci si poteva arrivare comodamente in auto semplicemente passando sull'ex tracciato della vecchia ferrovia Capranica - Civitavecchia, ci venne quasi un infarto!
Aggiornamento Marzo 2026
Con una Volvo XC60 sono riuscito ad arrivare solo fino Ponton Serignano, ora chiamato ex Stazione di Le Pozze.
Poi la strada diventava impraticabile con buche immense. larghe quanto la strada, molto lunghe e piene d'acqua su cui anche una 4x4, ma non professionale come è la XC60, può entrare in crisi, aggiungo sicuramente per colpa del pilota.
In ogni caso valutate bene sia il vostro mezzo che le vostre abilità di guida in sterrato prima di tentare l'avventura dopo pioggie intense.
Aggiornamento del 25 Aprile 2026
Dopo diversi giorni senza pioggia abbiamo riprovato ad andare a Luni sempre con la Volvo.
La strada bianca, ora asciutta tranne che pochi metri, si percorre (con una 4x4) con qualche difficoltà, ma nulla di impossibile e siamo arrivati, in auto, fino alla stazione dismessa di Monte Romano ovvero sotto l'antica Luni.
A pari data (25 Aprile) nel 2011 eravamo almeno una cinquantina di persone a Luni, mentre nel 2026 solo Noi ed una coppia di escursionisti arrivati a piedi.
La giornata dal punto di vista climatico era, in entrambi i casi, ideale per un'escursione, ma sono cambiati, e di molto, i tempi!
Per arrivare a Luni sul Mignone da Blera / Barbarano Romano si deve usare la Strada Provinciale 42 o strada di Blera.
Appena dopo la ex Stazione di Civitella Cesi, arrivando da Barbarano Romano, si prende la strada bianca sulla sinistra (indicata da un cartello segnaletico) e si prosegue per circa 3 km costeggiando la vecchia ferrovia fino al piazzale di Ponton Serignano (ex stazione ferroriario di Le Pozze).
Da qui, come potete vedere aprendo Maps, sono possibili due itinerari:
- il primo è utilizzando il vecchio tracciato della ferrovia.
- il secondo, che definiamo "selvaggio", è quello proposto da Giovanni Menichino in "Escursionismo d'Autore nella Terra degli Etruschi"
Visto che decidere di arrivare a Luni è "cosa" per veri appassionati abbiamo deciso di trattarlo su una paginetta dedicata che trovate a questo indirizzo.
Il motivo è semplice: Luni è uno dei pochi abitati dell'età del bronzo / ferro ad oggi noti.
Ma non pensate di vedere attrazioni sconvolgenti durante la visita.
Si vede quello che è arrivato fino a Noi, dopo oltre 5'000 anni e con i pesanti riutilizzi (antropizzazione) nei millenni fatti sia dagli Etruschi che nel medioevo.
La mappa del Progetto Mirabilia che troviamo nella zona della chiesa è estremamente chiara anche se mancano almeno altre tre attrazioni, che indicheremo con i numeri 10, 11 e 12, e che le posizioni potranno essere inviate solo se richieste per mail.
Due capanne neolitiche di Fiorano sul pianoro delle Tre Erici 3'500 a.C. circa
Capanne rettangolari età del bronzo 1'600 a.C. circa
Capanne di Monte Fornicchio età del bronzo 1'600 a.C. circa
Case rettangolari dell'acropoli età del bronzo 1'600 a.C. circa
Casa monumentale età del ferro 1'200 a.C. circa
Mura etrusche VII a.C.
Fossati etruschi VII a.C.
Fortificazioni Etrusche VII a.C.
Case Etrusche IV a.C.
Tomba delle Cariatidi sul Monte Fortino VII a.C.
Grotta delle Meridiane (?)
Ipogei rupestri (?)
Ponte in ferro sul Mignone
La scelta di realizzare (proprio) qui il primordiale abitato "appenninico" non fu ovviamente dovuta al caso, ma derivò dalla inaccessibilità dei luoghi unita alla presenza di acqua, al clima mite tutto l'anno ed alla possibilità di cacciare e/o allevare, allora come oggi, ovini e bovini.
Per l'uomo, dell'età del bronzo prima e del ferro poi, il pianoro di Luni era l'ideale.
E lo fu anche per gli Etruschi arcaici.
Il pianoro di Luni è infatti quasi chiuso, e difeso, a triangolo dai tre fiumi / fossi che vi scorrono sotto: il fiume Mignone ed i suoi due affluenti: i fossi Canino e Vesca.
In pratica gli abitanti del pianoro avevano acqua corrente tutto l'anno.
La visita alla Luni arcaica inizia con la "salita", con tanto di scala in ferro, verso il pianoro di Luni per arrivare prima alla casa dell'età del ferro e poi all'abitato appenninico.
Ed i due siti sono divisi dalla tagliata Etrusca.
Vista la difficoltà di accesso a Luni riteniamo che sia impossibile la visita sicuramente ai portatori di handicap, ma anche a chi poi non se la sente di salire per quasi due metri su una scala in ferro.
Si può, ad esempio tramite una guida turistica, farsi accompagnare attraverso un altro percorso che non farà passare dalla scala in ferro, ma la difficoltà dell'escursione, in assoluto, rimane inalterata.
La capanna dell'età del ferro è sita, protetta da una ampia tettoia, sopra il pianoro di Luni sul Mignone ed è una delle attrazioni meglio visibili.
L'altre attrazioni ben visibili sono ovviamente il Ponte in ferro sul Mignone e le numero 6, 10, 11 e 12: se riuscite a trovarle.
La capanna è ritenuto l'edificio più antico dell'Italia centrale essendo stato datato al XII secolo a.C. ovvero quando in Grecia si combatteva la Guerra di Troia.
Siamo nel pieno del periodo Villanoviano, anzi, visto che siamo a pochi chilometri dal lago di Bolsena, Rinaldoniano.
La capanna tutto sembra tranne che una capanna.
Infatti le dimensioni sono di 17 x 9 m e quindi tutt'altro che modeste.
Ma quello che sorprende di più è la profondità di scavo di ben 6 m.
Probabilmente la capanna era addirittura divisa in due ambienti ben distinti:
La zona detta A soppalcata con una zona magazzino a quota terreno ed una costruzione in legno che poteva essere la zona residenziale della casa
La zona detta B ad uso pubblico e/o religioso (forse realizzata dopo la distruzione della zona A)
La zona A residenziale fu bruciata in periodo Etrusco arcaico (VIII secolo a.C.), mentre per la zona B è documentato l'uso fino all'epoca Cristiana.
Tra l'altro sulla sinistra si vedono un paio di sepolture cristiane mentre sulla destra i buchi per i pali in legno.
La zona dell'abitato appenninico è composta da tre grandi capanne a pianta rettangolare.
Le capanne erano scavate nella roccia (di profondità 1,2 a 2,2 m e avevano tutte larghezza 4 m e lunghezza di 7, 30 e 42 m.
I muri erano a secco ed il tetto di paglia.
Le abitazioni erano disposte ad est a protezione del villaggio stesso.
Infatti gli ingressi (sono individuabili tramite il taglio nella roccia) si aprono verso ovest ovvero verso l'interno del Pianoro.
Il villaggio fu abitato dal XVI al XI secolo a.C. ovvero dall'età del Bronzo fino all'età del Ferro.
Poi vennero gli Etruschi, con le loro tagliate e con le mura ...
e con la Tomba delle Cariatidi (10), che però si trova dietro il Monte Fortino..
Lasciato l'abitato appenninico di Luni chiudiamo l'escursione andando ad esplorare prima la Grotta della Meridiana e poi gli ipogei.
Anche se non ne abbiamo l'assoluta certezza, la realizzazione delle caselle scolpite sul pavimento di questa grotta viene attribuita al periodo Etrusco.
La grotta praticamente fungeva da calendario solare scandendo le fasi dell'agricultura che partendo dall'equinozio di Autunno arrivava fino all'equinozio di Primavera.
Dopo aver visto la Grotta della Meridiana, si prosegue verso est per circa 100 m fino ad arrivare ad un complesso ipogeo composto da una prima abitazione su due livelli ed altre due abitazioni a vano unico.
Una curiosità dark.
Durante la visita agli ipogei ci siamo imbattuti in qualcosa che sembrava molto, ma veramente molto, il luogo dove si (potrebbero) svolgere riti misteriosi.
Non diciamo riti satanici, ma la presenza di tanti lumini, ciotole per bruciare oli od essenze, simboli "strani" e persone "a sole", totalmente vestite di nero, che, verso la metà del pomeriggio, entrano nel fitto del bosco.
Volutamente non ne documentiamo la posizione, ma citiamo il fatto.