La ricerca dell'antico abitato di Luni per Noi è stata preparata e vissuta come una vera spedizione archeologica.
Era il 2011 ed i testi che consultavamo indicavano Luni come spersa e non raggiungibile e quindi, come prima cosa, facemmo un sopralluogo virtuale dei luoghi tramite Google Earth.
La probabilità di perdersi o di non trovare nulla era stimata in altissima quando, guardando Google si scopri che a Luni ci si poteva arrivare comodamente in auto, semplicemente passando sull'ex tracciato della vecchia ferrovia Capranica - Civitavecchia!
Aggiornamento Marzo 2026
Con una Volvo XC60 non sono riuscito ad arrivare nemmeno vicino a Ponton Serignano.
Strada son buche immense. larghe quanto la strada, molto lunghe e piene d'acqua per chilometri.
Valutate bene il vs mezzo prima di tentare l'avventura.
Per arrivare a Luni sul Mignone da Blera / Barbarano Romano si deve usare la Strada Provinciale 42.
Appena dopo la vecchia ed abbandonata Stazione di Civitella Cesi si prende la strada bianca sulla sinistra e si prosegue per circa 3 km costeggiando la vecchia ferrovia fino al piazzale di Ponton Serignano.
Da qui sono possibili due itinerari:
- il primo è arrivando tramite il percorso della ferrovia.
- il secondo, che definiamo "selvaggio", è quello proposto da Giovanni Menichino in "Escursionismo d'Autore nella Terra degli Etruschi"
Primo itinerario
Si prosegue sulla vecchia carrareccia della ferrovia dove non ci sono più le traversine del treno.
La strada è bianca e con grosse buche che spesso sono piene d'acqua.
Con un fuoristrada (o con una Panda) la si può percorrere fino al ponte in ferro sul Mignone.
Ovviamente si può andare anche a piedi (od in mountain bike o come volete Voi) e ci faremo una bella passeggiata (sotto il Sole) di circa 5 km.
Secondo itinerario
In alternativa si può continuare lungo la strada bianca che costeggia la ferrovia e lasciare la macchina poco dopo il cancello (da richiudere dopo essere passati) che si trova sulla carrareccia che dall'alto segue il percorso della ferrovia.
Se siete in auto fermatevi sul pianetto prima della discesa in quanto dopo solo una 4x4 "nuda e pura" può passare oltre.
Si scende (all'andata) e si risale (al ritorno) transitando dalla piana degli Asfodeli.
Ricordiamo che gli Asfodeli, che tra queste valli sono comunissimi, erano il Fiore dei Morti per gli Etruschi.
Si segue il bordo di destra entrando in un (altro) esteso pianoro.
Lo percorreremo a sinistra (è recintato) per meno di 100 metri.
Appena vedete la traccia di un sentiero aldila' della recinzione la scavalcate e proseguite a mezza costa nel bosco.
Il percorso è realmente appena accennato e spesso occorre avanzare ad esperienza.
L'unico vantaggio è che è quasi sempre in discesa.
Vi sconsigliamo di puntare a scendere verso il Mignone che vedrete alla Vs sinistra.
Quando, dopo la discesa tra i massi ciclopici, perderete il sentiero puntate sempre diritto, ma guardateVi a destra.
Un po' nascosta si trova questa grande pestarola.
Poi si scende costeggiando il Mignone fino ad aggirare l'ultimo sperone di roccia.
Davanti a Noi si erge il ponte in ferro della Ferrovia Capranica - Civitavecchia.
Siamo finalmente arrivati, dopo due ore di marcia, a Luni sul Mignone.
La scelta di realizzare qui il primordiale abitato "appenninico" non fu ovviamente una scelta del caso, ma derivò dalla inaccessibilità dei luoghi unita alla presenza di acqua, al clima mite tutto l'anno ed alla possibilità di cacciare e/o allevare ovini e bovini.
Per l'uomo, dell'età del bronzo prima e del ferro poi, il pianoro di Luni era l'ideale.
E lo fu anche per gli Etruschi arcaici.
Il pianoro di Luni è infatti quasi chiuso a triangolo dai tre fiumi / fossi che vi scorrono sotto: il fiume Mignone ed i suoi affluenti i fossi Canino e Vesca.
In pratica gli abitanti del pianoro avevano acqua corrente tutto l'anno.
La visita alla Luni arcaica inizia con la "salita" verso il pianoro di Luni per arrivare prima alla casa dell'età del ferro e poi all'abitato appenninico.
Ed i due siti sono divisi dalla tagliata Etrusca.
La capanna dell'età del ferro è sita, protetta da una ampia tettoia, sopra il pianoro di Luni sul Mignone
La capanna è il più antico edificio dell'Italia centrale essendo stato datato al XII secolo a.C. ... quando in Grecia si combatteva la Guerra di Troia.
Siamo nel pieno del periodo Villanoviano, anzi, visto che siamo a pochi chilometri dal lago di Bolsena ... Rinaldoniano.
La capanna tutto sembra tranne che una capanna.
Infatti le dimensioni di 17 x 9 m sono tutt'altro che modeste.
Ma quello che sorprende di più è la profondità di scavo di ben 6 m.
Probabilmente la capanna era addirittura divisa in due ambienti ben distinti:
La zona detta A soppalcata con una zona magazzino a quota terreno ed una costruzione in legno che poteva essere la zona residenziale della casa
La zona detta B ad uso pubblico e/o religioso (forse realizzata dopo la distruzione della zona A)
La zona A residenziale fu bruciata in periodo Etrusco arcaico (VIII secolo a.C.), mentre per la zona B è documentato l'uso fino all'epoca Cristiana.
Tra l'altro sulla sinistra si vedono un paio di sepolture cristiane mentre sulla destra i buchi per i pali in legno.
La zona dell'abitato appenninico è composta da tre grandi capanne a pianta rettangolare.
Le capanne erano scavate nella roccia (di profondità 1,2 a 2,2 m e avevano tutte larghezza 4 m e lunghezza di 7, 30 e 42 m.
I muri erano a secco ed il tetto di paglia.
Le abitazioni erano disposte ad est a protezione del villaggio stesso.
Infatti gli ingressi (sono individuabili tramite il taglio nella roccia) si aprono verso ovest ovvero verso l'interno del Pianoro.
Il villaggio fu abitato dal XVI al XI secolo a.C. ovvero dall'età del Bronzo fino all'età del Ferro.
Poi vennero gli Etruschi ... con le loro tagliate.
Al ritorno abbiamo fatto a piedi il tracciato della ferrovia deviando sulla destra all'altezza di dove avevamo lasciato l'auto.
Non ci si può sbagliare visto che è il solo "guado" che si incontra.